Te amo

Compagnia Finzi Pasca

“Il reincontro di due amiche, cresciute nello stesso quartiere in una città che Dio ha messo ai confini del mondo: La Paz. Per Cassandra, interpretata da Dolores, la vita è stata una fuga costante, una costante scoperta di terre, storie. Per l’altra un restare e un perdersi in un dolore che ha origini antiche, legate al tempo della sua infanzia. Afrodita, interpretata da Ana, si chiude nel silenzio e si allontana dalla vita. Un gioco le salva, un piccolo clown serve da tramite, da punto di contatto fra le due. Giocando a fare la nanetta si trasforma in un personaggio più vicino alla visione dell’amica. Entra nella sua dimensione, si fa perfino più piccola per tornare al mondo dell’infanzia, da dove sorgono e si formano tutti i fantasmi.”

Daniele Finzi Pasca

Testo e regia: Daniele Finzi Pasca
Una creazione di Dolores Heredia e Daniele Finzi Pasca
Con: Ana Heredia e Dolores Heredia

Musiche Originali: Maria Bonzanigo
Interpreti: Violino: Chun He Gao, Viola: Monica Benda, Violoncello: Beat Helfenberger, Fisarmonica: Sergio Scappini, Tromba: Patrick Berger
Registrazione: Matteo Mazza Mixage: Rino Rossi

Scenografia Eugenio Caballero
Assistente dello scenografo: Carlos Cosío de la Torre
Pittura fondali: Oscar Hernández
Dipinto originale “Mi familia de poetas”: Dionisio Ceballos
Disegno costumi: DaDo
Realizzazione dei costumi: Creaciones Maluh
Grafica: Andrea Lopez
Produzione esecutiva: Dolores Heredia / Poramor Producciones S.C.
Assistente di produzione: Betsy Larios
Assistente alla regia: Hector Jiménez

Una coproduzione di: Compagnia Finzi Pasca / Poramor Producciones S.C.
in coproduzione con Festival Cultural Barrio Antiguo, Monterrey, N.L
Con l’appoggio di: CONACULTA/INBA – PRO HELVETIA – Commissione Culturale Canton Ticino

“L’amore è una lunga agonia, siamo tutti intrappolati in una pazzia che ci porta a soffrire per farci sentire vivi. Questo scomposto e tragico modo di fingersi eroi, solo perché crediamo di soffrire, mi fa sentire a casa, come mi sento a casa in un circo, dove tutti, anche gli animali, si mascherano e fingono di essere quello che sono. Ti amo parla di un’amicizia fra due donne, un’amicizia sigillata da un amore fraterno, pieno di complicità e di tenerezza. La storia è bella e leggera come le cose semplici. Il reincontro di due amiche, cresciute nello stesso quartiere in una città che Dio ha messo ai confini del mondo: La Paz. Per Cassandra, interpretata da Dolores, la vita è stata una fuga costante, una costante scoperta di terre, storie. Per l’altra un restare e un perdersi in un dolore che ha origini antiche, legate al tempo della sua infanzia. Afrodita, interpretata da Ana, si chiude nel silenzio e si allontana dalla vita. La sua stanza diventa il suo universo e tenersi sveglia lo strumento per evitare che i fantasmi che popolano i sogni le si avvicinino. Afrodita piomba in un silenzio profondo e tragico che cancella la memoria, che la allontana dal passato e dai ricordi. Al suo ritorno la prima si ritrova orfana di tutto il suo passato, delle sue radici, della sua storia. Il silenzio della sua amica la fa cadere nella stessa spirale, nella stessa tristezza. Un gioco le salva, un piccolo clown serve da tramite, da punto di contatto fra le due. Giocando a fare la nanetta si trasforma in un personaggio più vicino alla visione dell’amica. Entra nella sua dimensione, si fa perfino più piccola per tornare al mondo dell’infanzia, da dove sorgono e si formano tutti i fantasmi. Così descrive il proprio lavoro un amico psichiatra che aiuta i malati di depressione: come una caccia alla balena. Una danza di avvicinamento che può continuare per molto tempo. Cacciare la balena non per ucciderla ma piuttosto per arrivare a toccarla e guardare in uno dei suoi misteriosi occhi. Un gioco come una danza per costruire una fiducia che ci permetterà di smettere di scappare sempre nell’oceano profondo che portiamo nel nostro cuore. Sulla scena due sorelle che interpretano due amiche. Dolores ha il compito di guidare Ana nel gioco teatrale. Di condurla in un gioco di iniziazione affinché scopra le sue forze, la sua bellezza, i suoi sogni. Sospesa fra l’universo di Ana e il pubblico, Dolores è interprete e narrante dello spettacolo. Come un Virgilio prende Ana per mano e la trasporta nella storia, mentre con gli occhi mantiene una relazione di complicità con il pubblico.”
Daniele Finzi Pasca

La stampa:
“Dolores e Ana Heredia: un uragano di ricordi in scena. Uno spettacolo, che oltre ad essere divertente, tocca le corde più intime degli spettatori.”
Elias Medina P. / Sudacliforniano – 11 novembre 2002, La Paz
“Te Amo supera i limiti dell’eccezionale. Ridere, piangere, soffrire, divertirsi, è questa la magia di Te Amo.”
Joel Trujillo Gonzalez / Sudcaliforniano / Escenario – 13 de novembre 2002, La Paz
“E’ onirica e accativante. La vitalità di questo mare di ricordi arrasa con lo spettatore stesso; e con risorse del vecchio teatro, un tocco di clowneria e una poetica visiva impressionante si ottiene un lavoro impeccabile.”
Mariana Figueroa / El Norte / Cultura / Vida – 20 novembre 2002, Città del Messico
“Siamo in presenza di un atto d’amore, dove ci si confronta con l’altro, con la diversità, con pazienza ed affetto, in uno spettacolo irripetibile per origine e sviluppo.”
Olga Harmony / La Jornada / Cultura – 20 marzo 2003, Città del Messico
“E’ di nuovo la comunicazione da persona a persona, dove l’artificio scenico è solo un ponte fra due sensibilità. Non c’è molto da pensare, ma piuttosto lasciarsi andare a quel “elementare” che non avremmo mai dovuto perdere.”
Bruno Bert / Tiempo Libre – 25 de marzo 2003, Città del Messico
“Un “Ti amo” pieno di grazia. Lo spettacolo è una magnifica ode all’amicizia femminile, creata dall’artista svizzero Daniele Finzi Pasca e dall’attrice messicana Dolores Heredia. Quest’ultima è sulla scena con la sorella Ana, affetta da sindrome di Down. Le due interpretano il commovente reincontro di due vecchie amiche, che parlano di depilazione, ragazzi e primi baci come tutte. La prima scende dal cielo per riavvicinarsi alla seconda, che dorme con la luce accesa nella sua bella stanza di sirena inquieta. Già vittime di un uragano che si era portato via tutto, le due donne si inventano ora delle storie e dei giochi che gli permettono di ingannare la noia, la paura e il dolore. C’è qualcosa di eminentemente messicano in questo modo di non perdere mai il buon umore, neanche quando la vita ci dà lo schiaffo peggiore. Ma dietro il poetico e il ludico, la pena muta di queste sopravvissute traspare comunque, soprattutto quando Cassandra (Dolores) si rivolge direttamente al pubblico nel suo francese approssimativo, ma ricco di immagini, per raccontare la loro storia. Il resto del tempo, Cassandra e Afrodita giocano, ridono e ritrovano l’infanzia. Ci permettono così di fare lo stesso e forse anche di versare una lacrima dolce e amara.”
Eve Dumas, La Presse del 16 maggio 2004, Montréal, Canada
“Un’amicizia particolare. La singolarità di questa amicizia deriva dal fatto che unisce una ragazza affetta da sindrome di Down a un’artista di circo cosidetta “normale”. Si sviluppa su un fondo di tristezza, in Bassa California. Un uragano ha appena portato via tutto agli artisti ambulanti, obbligando Cassandra a stabilirsi nel paese delle balene. Si consolerà delle sue perdite con i giochi ai quali si dedica con Afrodita. Dea di singolare bellezza, incarna ingenuità e sbadataggine, un viso marcato dalla tristezza e un cuore di bambino. La coesistenza in scena delle due interpreti è ancora più sentita dal momento che Ana e Dolores Heredia sono sorelle nella vita. A tutto questo, Daniele Finzi Pasca aggiunge, com’è sua abitudine, la complicità del pubblico. A volte, Cassandra prende gli spettatori come suoi testimoni, quando dice il suo testo nel francese approssimativo e poetico che è il suo. Altre volte, tenta di consolare Afrodita con le sue storie di “baci alla francese”, di matrimonio, di balene e di invitati a un pranzo immaginario. Ancora più riusciti i piccoli giochi di comicità visuale. Un letto adagiato su un tappeto di sabbia, dei flaconi blu in proscenio, due o tre oggetti in sospeso ci trasportano in questo luogo fuori dal tempo. Ammettendo che la miseria, la sofferenza, il razzismo, la marginalità si profilino dietro questa fantasia poetica, ma sempre tenuti a distanza, il creatore lancia il suo “ti amo” al bambino che non abbiamo forse mai smesso di essere.”
Hervé Guay, Le Devoir.com del 13 maggio 2004, Montréal, Canada
“Daniele Finzi Pasca ci porta in un mondo senza peso, lievemente triste ma riconfortante in Ti amo. Il suo senso dello spazio è luminoso. Di un barocco contenuto, molto poetico, la sua messa in scena è come un gioiello offerto alla fragilità degli esseri. Opera molto metafisica, Ti amo esorcizza il mistero che ci fa nascere a volte molto diversi all’interno della stessa famiglia. Qui è prima la vita a dettare il teatro, e poi la finzione. Lo spettacolo è interpretato da Dolores Heredia e da sua sorella Ana, affetta da sindrome di Down. Il confronto di queste due facce della condizione umana può sicuramente turbare, ma è impresso di una tale tenerezza, così complice, che non ci sfiora neppure l’idea di vederci qualcosa di scabroso. Del resto, nel piacere di stare là, Ana non cede di un passo al confronto della sorella attrice professionista. Nella favola, le sorelle interpretano delle amiche che devono riavvicinarsi dopo una lunga separazione. Te amo sorge dall’immaginario del circo. E’ la metafora della rivolta superata e sublimata nell’amore. Un uragano crudele ha spazzato via il tendone del circo del mondo… Una Cassandra scesa dall’alto sospesa a delle funi come in sogno, si mette un naso finto e altri accessori da clown per spiegare alla sua cara Afrodita quello che ha potuto separarle, come quello che le riavvicina da sempre. Il rituale è molto semplice, il testo è penetrante. Quest’ultimo comprende una toccante storia di balene. E’ una perla che illumina gli abissi. “Te amo” placa l’anima. Ci impegna dolcemente ad arrivare al nostro proprio mistero attraverso il mistero dell’altro.”
Jean St-Hilaire, Le Soleil del 14 maggio 2004, Montréal, Canada