Così si Tirava il Destino

Compagnia Finzi Pasca

Hugo Gargiulo o Antonio Vergamini in Così si tirava il destino – What will become of me? (spettacolo da tavola) Regia: Maria Bonzanigo e Beatriz Sayad Luci: Marco Finzi Pasca Collaborazione artistica: Daniele Finzi Pasca e Dolores Heredia ringraziamenti: Nicolas Brugger, Sonia Caronni, Annemarie Meier, Arianna Rossi Di Hugo Gargiulo e Antonio Vergamini Contributi: Commissione Culturale del Canton Ticino, Pro Helvetia, Comune di Lugano e soci sostenitori dell’Associazione Teatro Sunil

In diversi spettacoli il Teatro Sunil cerca un rapporto speciale con il pubblico, creando una relazione a tre fra l’attore, il pubblico in platea e uno spettatore privilegiato sul palco. Si tratta dei “monologhi per un solo spettatore”, una trilogia di Daniele Finzi Pasca composta da Icaro, Giacobbe e Patria. In Così si tirava il destino abbiamo fatto sedere l’attore-narratore ad un tavolino e abbiamo lasciato una poltrona vuota dall’altra parte. Gli spettatori sono seduti intorno e uno di loro andrà ad occupare quella poltrona, dove potrà farsi svelare il destino. E’ un gioco fra l’attore e il suo pubblico, e attraverso questo gioco si racconta una storia, l’indovino é allo stesso tempo veggente e narratore. La magia del teatro apre un dialogo che permette di recuperare memoria, di creare un clima familiare, facendo riferimento alle diverse superstizioni alle quali ognuno di noi è legato.

I segni vengono interpretati, il concreto ridotto a miniatura, l’effimero sigillato dalla ceralacca. Con Così si tirava il destino abbiamo deciso di portare il teatro a chi non poteva più andarvi. Le prime repliche si sono tenute in case per anziani. L’abbiamo poi presentato agli anziani come ai bambini, ai detenuti come agli invitati ad un matrimonio, ai clienti di un ristorante come a quelli di una libreria, nelle case private, all’aperto e naturalmente nei teatri.

Le repliche sono state più di cento in quattro lingue, in diversi paesi europei ed americani. Lo spettacolo può essere rappresentato dappertutto, per una persona sola in una camera o per cento persone al massimo in un teatro con una platea adeguata. Esiste una versione della durata di venti minuti per situazioni particolari. Contattateci per maggiori informazioni.

Recensioni: Ricordi di famiglia: Immerso in segni che possono avere molteplici letture lo spettacolo tenta di creare uno spazio di dialogo con il pubblico, nel quale ogni superstizione o credenza porta con sé qualche storia lontana. Così si tirava il destino, spettacolo semplice e particolare, utilizza un testo che crea, per mezzo dei ricordi di infanzia, una relazione molto speciale con il pubblico. L’immagine del protagonista, Gargiulo, con fattezze di una delicatezza antica e di modi un po’ dinoccolati, sta a meraviglia allo spettacolo. Georgina Torello, POSDATA del 5.12.97 – Montevideo, Uruguay

Tra interpretazione dei segni e narrazione che coinvolge tutto il pubblico. Nato per essere rappresentato al di fuori degli spazi teatrali tradizionali, Così si tirava il destino costituisce un esempio riuscito di incontro diretto fra un attore e un pubblico limitato numericamente che non esita ad intervenire nel corso di tutto lo spettacolo, grazie all’atmosfera di estrema confidenza che viene instaurata fin dall’inizio. Dietro un’operazione apparentemente “giocosa”, s’intravede però un’approfondita fase di preparazione che permette all’interprete da una parte di dominare il meccanismo del rito divinatorio in tutti i suoi dettagli, e dall’altra di far fronte immediatamente ed efficacemente alla variabile rappresentata dalle reazioni e dalla personalità del partner scelto tra il pubblico. Antonio Mariotti, CORRIERE DEL TICINO del 11.4.98 – Lugano, Svizzera

A tavola con la nonna nientemeno che il destino. Questo “spettacolo da tavola” può essere rappresentato in teatri, ristoranti, case private, carceri, ospedali, asili per anziani. Basta rinunciare per un’oretta alla propria “ratio” per lasciarsi cullare dall’illusione di avere in pugno alcuni granelli di sabbia del proprio destino. Giorgio Thoeni, AZIONE del 16.4.98 – Basilea, Svizzera

La fortuna in scena Come il più affettuoso degli oracoli, Antonio ha decifrato la miglior risposta possibile a una domanda, formulata dalla sua volontaria compagnia di scena. In modo che, con il passare dei minuti, gli altri spettatori partecipavano ad una storia, a una sessione divinatoria e al meglio del teatro europeo. Sicuramente tutti sono usciti soddisfatti e confortati dalla rappresentazione. “Così si tirava il destino” è l’esposizione della bellezza racchiusa nella superstizione e nella fede popolare, fatta teatro. Luis A. Gómez, LA PRENSA del 23.6.98 – La Paz, Bolivia

Sunil, teatro faccia a faccia Gli spettatori si sommano, si avvicinano, condividendo le proprie forme di porre segni all’avvenire e mostrando che tutti viviamo, abbiamo bisogno di vivere in contatto con una dimensione magica. L’opera è semplice in apparenza, ma è fine e ricca di dettagli grazie alla tecnica del teatro di oggetti intenzionalmente minuti. E’ una forma di parlare del proprio teatro (dell’arte) e delle sue possibilità di porre in risalto ciò che appare insignificante, intrascendente. La recitazione di Antonio è perfetta. Crea dall’inizio l’ambiente giusto di intimità e naturalezza, avendo come arma ricorrente la comicità. Mabel Franco Ortega, LA RAZON del 24.6.98 – La Paz, Bolivia

Il teatro in scatola Un po’ alla volta l’atmosfera di magia e di mistero si trasforma in un clima di intimità familiare. Sotto l’apparenza folcloristica di una seduta con l’indovino, lievita infatti un’altra storia, più sottile e remota, piena di tenerezza, che prende forma senza accorgersene e cattura lentamente il cuore. Cordialissimi applausi per la simpatia con cui l’attore-mago-intrattenitore-narratore Hugo Gargiulo ha fatto da guida all’incontro con il destino. Umberto Fava, LIBERTÀ del 2.11.98 – Piacenza, Italia